Karınca Avukatlık

L’abbandono è causa di divorzio? Intimazione, termini e preparazione della causa

MAKALEAile HukukuAv. Eray Karınca5 dk okuma

L’abbandono è una causa specifica di divorzio ai sensi del TMK art. 164. Occorrono l’allontanamento per non adempiere i doveri del matrimonio, o il mancato ritorno alla casa comune senza giusto motivo, una separazione continuata di almeno sei mesi e un’intimazione del giudice o del notaio rimasta senza esito. L’intimazione non può essere chiesta prima della scadenza del quarto mese; dopo di essa deve essere compiuto anche il termine di ritorno di due mesi.

Risposta breve

L’abbandono è una causa specifica di divorzio ai sensi del TMK art. 164. Occorrono l’allontanamento per non adempiere i doveri del matrimonio, o il mancato ritorno alla casa comune senza giusto motivo, una separazione continuata di almeno sei mesi e un’intimazione del giudice o del notaio rimasta senza esito. L’intimazione non può essere chiesta prima della scadenza del quarto mese; dopo di essa deve essere compiuto anche il termine di ritorno di due mesi.

Non ogni coniuge che lascia la casa è considerato in diritto come abbandonante. Chi costringe l’altro a uscire o, senza giusto motivo, impedisce il ritorno è pure considerato abbandonante. La preparazione della causa non deve quindi limitarsi a individuare chi è uscito di casa.

Ogni vita separata vale come abbandono?

Trovarsi altrove per lavoro, cure, studio o altro giusto motivo non è, di per sé, abbandono. La legge assume lo scopo di non adempiere i doveri nascenti dal matrimonio e il mancato ritorno senza giusto motivo. Motivo e durata della separazione e condotte delle parti sono esaminati insieme.

Violenza, minaccia o un serio pericolo della vita comune per la personalità e la sicurezza economica possono costituire giusto motivo per vivere separati. La situazione di chi è allontanato con un provvedimento di protezione va valutata insieme al contenuto del provvedimento. Trasformare in colpa una vita separata giuridicamente protetta per il solo distacco fisico non è corretto.

Parlare poco nella stessa casa, stare in stanze diverse o vivere una distanza affettiva non coincidono automaticamente con l’abbandono di cui all’art. 164. L’effetto di questi fatti sul venir meno dell’unione coniugale può essere valutato separatamente.

Il coniuge che ha cacciato l’altro può agire?

Il TMK art. 164 considera abbandonante anche chi costringe l’altro coniuge a lasciare la casa comune o chi, senza giusto motivo, ne impedisce il ritorno. Chi resta fisicamente nell’abitazione non è dunque sempre la parte abbandonata. Il cambio della chiave, l’impedimento all’ingresso e la soppressione di fatto delle condizioni di ritorno possono rilevare.

Non basta, ad esempio, che chi ha cacciato il coniuge con minacce dica poi soltanto «da mesi non è tornato». Si esamina se l’invito offra una possibilità reale e sicura di vita comune. Le condotte prima, durante e dopo il periodo di intimazione sono valutate insieme.

Come si calcolano i quattro mesi e i due mesi?

Per proporre la domanda di divorzio per abbandono la separazione deve essere durata almeno sei mesi e deve persistere. La legge dispone inoltre che l’intimazione non possa essere chiesta prima della fine del quarto mese e che l’azione non possa essere proposta prima che siano decorsi due mesi dall’intimazione. Questi termini vanno controllati indipendentemente l’uno dall’altro.

La scadenza dei primi quattro mesi consente soltanto di passare alla fase dell’intimazione. Redazione dell’atto, notificazione e inizio del termine di ritorno possono non cadere nello stesso giorno. Ritardo o irregolarità della notificazione possono incidere sulla data più precoce dell’azione.

Perciò dire «sono passati sei mesi dall’uscita di casa» non basta sempre. Se l’intimazione è stata fatta più tardi, il periodo di due mesi deve ancora essere compiuto. Il calcolo del calendario deve usare i documenti reali di notificazione, non una data di consegna ipotetica.

Chi emette l’intimazione e come?

L’intimazione prevista dalla legge può essere emessa dal giudice o dal notaio. Essa comunica che il coniuge abbandonante deve tornare alla casa comune entro due mesi e le conseguenze del mancato ritorno; nei casi necessari può ricorrere anche la pubblicazione. Un messaggio o una lettera ordinari inviati dal coniuge non sostituiscono lo stesso atto.

La competenza del notaio in materia non significa che ogni intimazione notarile soddisfi da sé tutte le condizioni. L’atto deve essere predisposto come intimazione di abbandono ai sensi dell’art. 164, con il contenuto e il procedimento richiesti. Nell’istanza devono risultare chiari la data di separazione e l’abitazione cui tornare.

Il fatto che nel stadio dell’intimazione il merito non sia interamente esaminato non significa che le condizioni di abbandono siano già fisse per una successiva causa di divorzio. Il giudice del merito valuta separatamente la giustificatezza della separazione, la serietà dell’invito e le altre condizioni.

Quali condizioni deve soddisfare l’invito a tornare?

L’invito deve mirare a ristabilire realmente una vita comune. Contano l’idoneità abitativa della casa indicata, l’accesso del coniuge, la sicurezza e le condizioni necessarie al ritorno. Una chiamata soltanto apparente, fatta per completare un presupposto dell’azione, non basta.

Nella prassi possono rilevare un indirizzo chiaro, le modalità di consegna della chiave e la copertura delle spese di viaggio necessarie. Vanno considerati il luogo in cui si trova il coniuge, la situazione dei figli e se l’abitazione è di fatto pronta all’uso. Un testo pronto di intimazione non sostituisce la valutazione di questi bisogni concreti.

Soprattutto se vi è costrizione a vivere con altri familiari nella casa comune, precedenti episodi di violenza o minacce persistenti, si può discutere perché il ritorno non sia avvenuto in modo giustificato. Le condizioni abitative idonee vanno esaminate sui fatti propri del fascicolo.

Il divorzio è certo se, nonostante l’intimazione, non si torna?

No. L’esistenza di un giusto motivo per non tornare e la validità dell’intimazione si valutano nella causa di divorzio. Il coniuge che agisce deve dimostrare i termini richiesti e le altre condizioni. Il fatto che l’intimazione sia rimasta senza esito non significa che l’intero esame giuridico sia compiuto.

Possono essere prospettati fatti come malattia, rischio per la sicurezza o inidoneità della casa cui si è invitati. La loro esistenza e l’effetto sul ritorno si esaminano nel quadro della prova. Il solo scrivere un motivo non significa che esso sarà necessariamente ritenuto giusto.

Effetto dell’invio dell’intimazione su altre cause di divorzio

L’invito a riprendere la vita comune può far sorgere la discussione se fatti precedenti siano stati perdonati o tollerati. Perciò l’intimazione di abbandono non deve essere usata come primo passo automatico senza valutarne il nesso con esistenti allegazioni di adulterio, violenza o incompatibilità generale.

Non si può porre una regola ferma secondo cui ogni invito varrebbe in ogni caso come perdono di tutti i fatti passati. Il rischio giuridico è però concreto: può esservi discussione di contraddizione tra la dichiarazione della volontà di proseguire la vita comune e un altro esito fondato sullo stesso passato.

Ricorso e documenti

Il giudice competente è il tribunale della famiglia; dove non esiste, il tribunale civile di primo grado designato agisce in tale qualità. Ai sensi del TMK art. 168, tra le opzioni di foro figurano la residenza di uno dei coniugi o il luogo in cui hanno convissuto da ultimo per almeno sei mesi prima della causa.

Nel ricorso vanno narrati separatamente l’inizio della separazione, il motivo, l’istanza di intimazione, la notificazione e la fine del termine di due mesi. Le domande su mantenimento, risarcimento, figli e misure provvisorie sono trattate secondo le proprie condizioni. La causa per abbandono non impone di rinunciare a tutti i diritti patrimoniali.

  • Informazioni su matrimonio e residenza.
  • Prove della separazione e dell’eventuale impedimento al ritorno.
  • Intimazione del giudice o del notaio e documento di notificazione.
  • Informazioni che mostrano che l’abitazione è pronta all’uso.
  • Documenti relativi alle spese di viaggio e alla consegna della chiave.
  • Eventuali provvedimenti di protezione e cartelle sanitarie.
  • Una cronologia datata che distingue i termini.

Fonti e guide correlate

Le basi principali sono TMK artt. 164, 168 e 197. La competenza notarile è stata aggiunta dall’art. 19 della legge n. 6217; poiché il primo testo di approvazione della Grande Assemblea nazionale non includeva questa modifica successiva, la legge modificativa è indicata separatamente.

TERK NEDENIYLE BOŞANMATERK IHTARIBOŞANMA SÜRELERI
ARTICOLO

Punti spesso dimenticati nel protocollo di divorzio consensuale: elenco di controllo

Nel protocollo di divorzio consensuale non basta scrivere la volontà di divorziare. Conseguenze patrimoniali e situazione dei figli devono essere regolate con chiarezza; il giudice sente le parti di persona e deve ritenere l’accordo adeguato. Decorrenza dell’assegno, aumento annuale, giorno di pagamento, calendario dei rapporti e formulazioni patrimoniali rilevano in particolare per le controversie successive.

LEGGI DI PIÙ
ARTICOLO

Si può chiedere l’intervento del giudice sul matrimonio senza una causa di divorzio?

L’intervento del giudice sull’unione coniugale può essere chiesto anche senza una causa di divorzio. Se un coniuge non adempie gli obblighi familiari o sorge una controversia su una questione importante del matrimonio, si può presentare domanda ai sensi degli art. 195–201 TMK. Contributo al mantenimento, assegno durante la vita separata, uso della casa e limiti su certi atti patrimoniali ne sono esempi distinti.

LEGGI DI PIÙ
Domande frequenti

Domande comuni

Ogni vita separata vale come abbandono?+

Trovarsi altrove per lavoro, cure, studio o altro giusto motivo non è, di per sé, abbandono. La legge assume lo scopo di non adempiere i doveri nascenti dal matrimonio e il mancato ritorno senza giusto motivo. Motivo e durata della separazione e condotte delle parti sono esaminati insieme.

Il coniuge che ha cacciato l’altro può agire?+

Il TMK art. 164 considera abbandonante anche chi costringe l’altro coniuge a lasciare la casa comune o chi, senza giusto motivo, ne impedisce il ritorno. Chi resta fisicamente nell’abitazione non è dunque sempre la parte abbandonata. Il cambio della chiave, l’impedimento all’ingresso e la soppressione di fatto delle condizioni di ritorno possono rilevare.

Come si calcolano i quattro mesi e i due mesi?+

Per proporre la domanda di divorzio per abbandono la separazione deve essere durata almeno sei mesi e deve persistere. La legge dispone inoltre che l’intimazione non possa essere chiesta prima della fine del quarto mese e che l’azione non possa essere proposta prima che siano decorsi due mesi dall’intimazione. Questi termini vanno controllati indipendentemente l’uno dall’altro.

Chi emette l’intimazione e come?+

L’intimazione prevista dalla legge può essere emessa dal giudice o dal notaio. Essa comunica che il coniuge abbandonante deve tornare alla casa comune entro due mesi e le conseguenze del mancato ritorno; nei casi necessari può ricorrere anche la pubblicazione. Un messaggio o una lettera ordinari inviati dal coniuge non sostituiscono lo stesso atto.

Quali condizioni deve soddisfare l’invito a tornare?+

L’invito deve mirare a ristabilire realmente una vita comune. Contano l’idoneità abitativa della casa indicata, l’accesso del coniuge, la sicurezza e le condizioni necessarie al ritorno. Una chiamata soltanto apparente, fatta per completare un presupposto dell’azione, non basta.

Il divorzio è certo se, nonostante l’intimazione, non si torna?+

No. L’esistenza di un giusto motivo per non tornare e la validità dell’intimazione si valutano nella causa di divorzio. Il coniuge che agisce deve dimostrare i termini richiesti e le altre condizioni. Il fatto che l’intimazione sia rimasta senza esito non significa che l’intero esame giuridico sia compiuto.